Il coraggio di essere corpo

Riflessioni trasformative sull’enneatipo SEI

di Silvia Magni
allieva del primo anno del corso triennale di formazione in counseling professionale di Collage

“Il coraggio dipende dalla capacità del corpo di rispondere adeguatamente partendo da uno stato mentale di non pensiero. Agire prima di pensare. Il corpo si muove prima che la personalità acquisita intervenga”. Leggendo questa frase di Helen Palmer, all’interno del capitolo del suo libro L’Enneagramma che descrive l’enneatipo SEI (il mio enneatipo), mi sono soffermata a sentire che effetto mi facesse ripeterla dentro di me e che cosa mi evocasse.

Palmer descrive l’enneatipo SEI (il suo, peraltro) addentrandosi nei meandri delle sue paure e soprattutto del suo essere paranoico. Sviluppare la virtù del coraggio, quindi, sarebbe l’antidoto alla cattiva abitudine di utilizzare la mente a proprio detrimento.

Il mio corpo sa; il corpo, se lo ascoltassimo di più, darebbe risposte nette, evidenti, incontrovertibili, di cui sarebbe impossibile non fidarsi. L’immagine di me che sono corpo sono io che faccio un passo in avanti con la gamba sinistra prima ancora di pensare o sentire di volerlo fare. Agire, quindi, prima di pensare.

Il mio corpo è più saggio della mia mente, ma ha poca fiducia in sé. A volte, (o spesso?) si impone di bloccarsi, di chiudersi, per non sentire profondamente emozioni e sensazioni. Succede che si blocchi anche davanti a una persona che piange, che soffre davanti ai miei occhi, impedendomi di empatizzare davvero con quel dolore o tristezza, a volte giudicandolo/la anche. La mente, a servizio di quella che Palmer definisce personalità acquisita, inizia a tormentarmi: sarà vero il motivo per cui piange? Puoi fidarti di ciò che sente lui/lei? È legittimo che pianga? Divento austera, con un’espressione che ricorda una severa matrona stile Papessa dei tarocchi.

In realtà, la mia mente mente, e io mi comporto come un vero enneatipo SEI, mettendo in dubbio non solo il mio sentire ma anche e soprattutto quello dell’altro/a, paralizzandomi di fronte alla paura: dietro questa “maschera”, che possiedo in virtù del mio collegamento con l’enneatipo TRE, si cela la mia scarsa capacità (che considero scarsa perché non è mai stata “allenata”, ma verso la quale nutro profonda speranza di miglioramento) e la mia non volontà di sentire profondamente l’altro per paura di farmi travolgere, schiacciare, annullare da quell’emozione. Una forma di protezione, di controllo che da sempre metto in atto.

Palmer parla anche di coraggio come virtù da sviluppare per l’enneatipo SEI, per contrastare quella che è un’abitudine alla paura, alla rinuncia, alla paralisi. Il coraggio vero rappresenta oggi per me la rivoluzione copernicana: ribaltare completamente lo sguardo della mia telecamera interna, mettendo in luce quei piccoli passi che sto compiendo verso la responsabilità del mio cambiamento. Mi piace vederlo come un ritorno al corpo, dove la mente è a servizio del mio sentire, dove posso sviluppare una profonda, radicata fiducia in me e negli altri. Mi accorgo sempre di più che a nulla valgono le parole se non sono incarnate in un corpo, se non si fanno corpo esse stesse.

Durante la lettura del libro – obbligatoria all’interno del mio corso di formazione triennale in Counseling professionale con Collage – ho cercato di evitare le “buche” dentro le quali cado sempre quando si tratta di analizzare la mia personalità, in particolare una certa tendenza a guardare il bicchiere mezzo vuoto (o comunque notare quello che mi manca) e a fingere di ribellarmi al cliché del non voler essere incasellata, categorizzata, ingabbiata in una mappa. Da questo punto di vista, Palmer non aiuta molto: trovo che riduca gli enneatipi ai loro aspetti nevrotici, esplori poco le possibilità evolutive – fare un elenco dei punti di attenzione o dei fattori di crescita mi pare risponda più a una necessità tassonomica – e si soffermi perlopiù ad analizzare psicologicamente i vari enneatipi. Inoltre, ritengo che il sottotipo faccia molta, moltissima differenza nella definizione della complessità che ognuno/a di noi porta dentro di sé e con sé; e ne fa solo un lieve accenno. Manca altresì, a mio avviso, un’analisi della relazione tra ciascun enneatipo e la sua espressività corporea: come parla, come gesticola, come cammina un determinato enneatipo?

Molto esplorato è invece il comportamento dell’enneatipo SEI nel rapporto di coppia; è stato commovente per me leggere quelle righe e rendermi conto che sì, sono paranoica all’inverosimile, vedo minacce e possibilità di tradimento ovunque, proietto sull’altra finanche che cosa desidero o desidera mangiare per cena, testo la sua resistenza quando credo di sentire o percepire cose che sono in realtà sono solo nella mia testa. Ho provato tenerezza per me, ho anche sorriso.

Ho provato ulteriore commozione quando Palmer descrive l’amore per il/la partner in relazione alla fiducia che il SEI ha bisogno di sviluppare e riconfermare costantemente, insieme al bisogno non manipolativo di incidere profondamente sullo sviluppo dell’altro come rimedio contro l’insicurezza. Questo trasforma i SEI in partner capaci di profonda comprensione e affidabilità, sentendo i successi del compagno/a come propri. È esattamente sullo sviluppo di questa mia risorsa che mi sto concentrando in questo momento della mia vita con la mia compagna, e trovarlo tra le righe di questo libro è stato per me fonte di stupore.

Ritengo che l’Enneagramma possa davvero spalancare una enorme finestra sulla conoscenza e consapevolezza di sé e di chi ci circonda, senza correre il rischio di rimanere imbrigliati nella rete del “dimmi che enneatipo sei e ti dirò chi sei”, ma imparando a cogliere tutte le facce che compongono il nostro essere di una bellissima complessità, come in un gioco di specchi che riflettono sempre e comunque ciò che siamo.

Le illustrazioni sono di Livio Moiana (Shapes of Freedom)

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