Ho fatto pace con me stessa

Un Otto Sociale alla scoperta di sé con l’Enneagramma

di Michela Barucco
allieva del secondo anno del Corso triennale di formazione in counseling professionale di Collage Counseling

Conoscere l’Enneagramma è stato un momento epocale, non potrei definirlo diversamente.
Più procedo nella scoperta, con la mia formazione e il mio percorso di counseling, e più scopro nuovi particolari.

Partiamo dall’inizio: il mio enneatipo. Scoprire di ESSERE UN OTTO ha significato per me prima di tutto il perdono per quegli aspetti caratteriali, prima incomprensibili e inspiegabili, che hanno sempre reso difficili le mie relazioni.

Non riconoscevo e non accettavo la rabbia e l’aggressività di cui sono sempre stata accusata, ne proiettavo l’origine sugli altri e spesso ne ero completamente sopraffatta. Nessuna affermazione mi feriva e mi faceva sentire incompresa più di “Come sei aggressiva!” o “Sei sempre incazzata!”. Inutile dire che la mia reazione era poi ancora più aggressiva e arrabbiata.

Ho scoperto quindi di ESSERE UN OTTO e non di “essere sempre arrabbiata”, e questo mi ha aperto un mondo, il mio mondo.

Ho scoperto che la rabbia non è né giusta né sbagliata, così come non lo sono tristezza e paura, e che può anche non essere distruttiva, incontrollata, inconsapevole e cieca, ma piuttosto costruttiva, proattiva, modulabile, consapevole, persino saggia.

Ho fatto pace con me stessa e con la mia emozione nucleare che mi ha sempre messo a disagio, e questo mi ha permesso di “portarla nel mondo” con orgoglio e con responsabilità.

Grazie allo studio dell’Enneagramma e al mio percorso personale, sto imparando a essere INNOCENTE, ovvero a non fare danno, a MODULARE la mia energia in base alle situazioni e alla persone con cui mi relaziono, ad accettare serenamente di essere quella che si assume la responsabilità di combattere per la giustizia e il bene degli altri, senza sentirmi sbagliata.

Da mesi mi capita di litigare con maggiore consapevolezza e di osservarmi, sforzandomi di mantenere non solo la telecamera sugli altri e sull’altro, ma anche sulla nostra relazione conflittuale e su me stessa. La cosa quasi buffa è che al termine del litigio mi do un voto, riconoscendomi di essere stata calma, di aver controllato la postura, di aver portato le mie ragioni in modo chiaro e deciso ma non eccessivo. Ma non va sempre così bene. A volte osservo che, senza volerlo, durante il confronto mi sono avvicinata all’altro, causando un suo indietreggiamento.

Alcune persone mi domandano spesso perché perdo tempo a litigare sui social e, dopo averci riflettuto, ho concluso che la litigiosità, anche apparentemente inutile, è un modo per scaricare la mia grande energia ed evitare di fare danno altrove. In questa prospettiva non risulta quindi “sbagliata”.

Quanto orgoglio poi nel riconoscere la mia battaglia per la giustizia, nell’osservare il mio difendere i deboli e gli amici, nel non sapere che cos’è la paura, nel cercare la verità detestando l’ambiguità, nel fare affidamento solo su me stessa e non arrendermi davanti alle difficoltà.

Ma…. c’è il rovescio della medaglia. Non solo gloria, ma anche fatica, frustrazione e sofferenza nel VEDERE le mie rigidità, i miei limiti e la mia fragilità. Ho dolorosamente osservato come la mia rabbia e la mia forza, anche fisica, siano armi e armatura per proteggermi, per nascondere la mia vulnerabilità e la paura di essere tradita e ferita. Mi sono vista, faticosamente, il bisogno di avere il controllo, la negazione del dolore e della sofferenza per paura di esserne sopraffatta, il diniego del bisogno per evitare la dolorosa esperienza del non vederlo soddisfatto.

Uno degli aspetti più sorprendenti del mio viaggio alla scoperta dell’ESSERE UN 8 è stato entrare in contatto con emozioni che non sapevo di avere, che mi rifiutavo di sentire e a cui non davo dignità, come fossero “cose da deboli”.

Ho scoperto la mia tristezza, legata al non riuscire a fidarmi vivendo male le relazioni; la mia solitudine, causata dal voler fare tutto da sola senza chiedere; la mia fragilità, che quando viene a galla dalla mia armatura è come se dicesse “Vorrei che qualcuno si prendesse cura di me”.

Io che parlo sempre tanto, ho scoperto di non parlare mai davvero di me, di essere molto in difficoltà nell’intimità, nei momenti in cui sarebbe buono aprirmi per lasciare “entrare” l’altro.

Ho scoperto che sono coraggiosa perché non sento la paura (e questo, ahimè, non è vero coraggio), ma che alcune cose mi terrorizzano: quanto è ancora difficile per me chiedere, a causa del terrore di ricevere un NO! E a quante cose belle ho rinunciato nella mia vita per il terrore di ricevere un altro no…

Nel mio viaggio di scoperta dell’Enneagramma ho poi riconosciuto le influenze degli altri enneatipi, in quanto ali o collegamenti, non sempre positive. Mi rendo conto di offendermi spesso come un DUE, di essermi spesso dimenticata di me come un NOVE, di essere inconcludente come un SETTE e di scappare come un CINQUE. Prendere il peggio degli aspetti nevrotici degli altri è davvero facile. Meno facile invece è prendere il meglio, ma è quello che intendo fare.

Il libro sull’Enneagramma di Helen Palmer, lettura obbligatoria nel percorso di formazione, è diventata per me un “manuale delle relazioni”, un testo che ho sempre in borsa, in cui spesso cerco piccoli e grandi chiarimenti.

L’ho letto interamente più di una volta e torno spesso a rileggerne alcune parti, sottolineando ed evidenziando, quando incontro qualche incomprensione con i figli, con i miei genitori, con l’uomo che sto frequentando.

Leggendo e rileggendo questo testo cerco di capire come amare e capire l’altro grazie al mio collegamento DUE, come osservare e riflettere grazie al mio collegamento CINQUE, come imparare la diplomazia della mia ala NOVE e, perché no, divertirmi un po’ con la mia ala SETTE… che in tutto questo combattere può essere buono. In un secondo tempo ho cercato tra gli enneatipi le persone per me importanti, riconoscendo mia figlia QUATTRO, mio figlio CINQUE, mio padre TRE, i miei fratelli QUATTRO e TRE, mia madre ancora incerta tra UNO e QUATTRO.

Grazie a questo, non solo ho potuto “aggiustare il tiro” nelle mie relazioni, comprendendo quando le lenti con cui le persone guardano il mondo siano diverse e imprescindibili, ma ho anche eliminato il giudizio che le loro azioni mi causavano. Sento che sto diventando più tollerante (altro tema dell’OTTO) e più aperta a un modo diverso dal mio di vedere il mondo, a sfumature che prima mi sembravano inaccettabili (non a caso l’OTTO poco evoluto vede tutto in bianco o nero).

Con mio figlio CINQUE, ad esempio, sto imparando ad aspettare con pazienza che abbia voglia e bisogno di parlare con me, senza forzarlo, invadendo il suo spazio con domande assillanti e apprensive. Con mia figlia QUATTRO sessuale l’Enneagramma è diventato addirittura uno strumento usato da entrambe per crescere e migliorare la nostra relazione.

Con sorpresa mi sono resa conto che l’uomo che sto frequentando è un TRE conservativo come mio padre: dato che niente nella vita accade senza motivo, queste due relazioni sono in questo momento della mia vita un particolare terreno di studio.

Sento di possedere ancora una minima parte della conoscenza di questa mappa ma, osservando quanto sia stata utile per me e per le persone che amo, sono certa che la approfondirò e la utilizzerò anche nella futura professione di counselor, con l’intento di portare nel mondo, da bravo OTTO sociale, un sapere che può davvero aiutare gli altri a essere più felici.

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