Ero un piccolo Billy Elliot

È stato un piacere leggerti, caro Lowen!

di Roberto Bonanomi
allievo del terzo anno del corso triennale di formazione in counseling professionale di Collage

All’inizio non è stato un piacere leggere il libro Il Piacere di Alexander Lowen*. Come al solito, quando si nutrono grandi aspettative è facile venire delusi. Lowen che mi parla del piacere, mi ero detto, wow!, non vedo l’ora, e invece mi sono imbattuto in una lettura per me faticosa. A tal punto che l’ho abbandonata, trovando un surrogato nel libro Amore Sesso e Cuore, sempre di Lowen, che ha alimentato la mia curiosità.

Poi, un po’ per senso del dovere, visto che si tratta di una lettura obbligatoria nell’ambito del mio corso di formazione in counseling, ho ripreso in mano il Piacere e, andando oltre certe barriere dovute sempre al voler cercare tra le righe ciò che mi sarei aspettato, ho incontrato concetti che hanno trattenuto la mia attenzione.

Uno di quelli che mi ha agganciato è stato il rispetto degli impulsi naturali del bambino, come animale che, nel piacere dell’ascolto e del soddisfacimento dei propri istinti, impara comunque a diventare un animale sociale, in quanto naturalmente portato a voler essere accettato dalla comunità. L’importanza di dire no per affermare se stessi: questo è stato fondamentale per me quando il mio bambino interiore, istintivamente, ha voluto imporsi rispetto all’educazione familiare, frutto a sua volta di un background culturale che era l’impronta di una certa immagine materna. Io assecondo la mia natura, è stata la mia risposta, e per me è stato salvifico. Io scelgo e salvo me stesso, mi sono detto, opponendomi. E se voi, che siete i miei punti di riferimento, dai quali dovrei essere riconosciuto e accettato nella mia naturale espressione, vedete invece in me la proiezione di vostri bisogni, la proiezione di come dovrei essere… no, così per me non va.

Dire no, caro Lowen, è stato mettere un pilastro, dei mattoni, delle fondamenta solide nella costruzione della casa per il mio IO. Sì, sono l’esempio vivente del fatto che quel no è stato fondamentale. E anche se è certo, direi quasi ovvio, che in me rimane anche un bambino ferito che non si è sentito accettato, quanto piacere nel costruire quella casa, la mia casa! Da grande, poi, non mi sono agganciato a questa formula del no, per quanto in un certo momento della mia vita sia stata benefica. Anzi, le persone che dicono sempre no a priori, quasi per partito preso, per me sono persone che hanno paura di essere coinvolte e di perdere il controllo e così si difendono a prescindere. Quel mio no, invece, è stato come arginare il controllo della gestione genitoriale su di me, e così facendo perdere un po’ il controllo di me stesso. E questa perdita mi ha fatto riconoscere l’approccio creativo alla vita. Ma il pensiero creativo non può fare a meno della critica: non si può fare alcun passo in avanti senza trascendere ciò che è stato e quindi cambiare formule e modi precedenti.

Ora la mia bussola, nel viaggio di costruzione della mia casa, è composta da: mente indagatrice a nord, curiosità a est, creatività a ovest e passione a sud. E al centro? Tanto cuore! Insieme al senso critico, che deve essere usato per mantenere e proteggere la propria individualità e per non uniformarsi alla massa. Ma negli anni mi sono reso conto che non per tutti è così: è più facile, forse per pigrizia, uniformarsi ai cliché che la massa propone, mentre ascoltare e assecondare se stessi è un processo creativo e faticoso: richiede di essere una voce fuori dal coro, a volta addirittura una pecora nera nel gregge. E di starci.

Perché il mondo ci possa appartenere dobbiamo credere che ci desideri. Sentirlo, portarselo dentro. Ma tanta gente non sa stare nel piacere perché il piacere, quello rotondo, con il cuore al centro, genera tanta luce, ma a sua volta crea ombra. E purtroppo tanti non sanno cavalcare l’energia positiva della luce e preferiscono stare nell’ombra, a puntare il dito contro chi, gioioso, sta nel piacere e cavalca quell’onda.

Nell’esperienza di adesione a se stessi, nel piacere di un IO che gode di stare nell’agio della propria casa come esperienza unica e irripetibile, si aggiunge anche l’esperienza di amore, un amore sincero che favorisce la libertà e la spontaneità, elementi essenziali del piacere. E tutto questo è possibile senza farsi carico di alcun modello imposto dall’esterno, senza introietti.

Sembra facile, ma non lo è. E ci vuole un lungo lavoro su di sé. Bisognerebbe partire dall’educazione, da ciò che viene trasmesso. Nelle scuole si dovrebbe insegnare ad accettare, riconoscere, comprendere il bambino creativo che è in noi. E questo risponderebbe a un bisogno non solo individuale, ma civico e sociale. Invece la scuola, così come l’educazione familiare (in entrambi i casi come portato della cultura, e spesso della religione, imperante) sembra facciano di tutto per inibire tale spontanea, istintiva, naturale saggezza del bambino, di cui tutti siamo “portatori sani”. La creatività come approccio alla vita, come atto di liberazione: l’abitudine sconfitta dall’originalità.

Lowen dice che il piacere è ritmo, e il ritmo è piacere. Da qui l’insight che ho avuto rispetto alla danza. Sin da piccolo il mio sogno era fare il ballerino: ero un piccolo Billy Elliot. E in questo mio percorso di ritorno al corpo, di riscoperta del valore del piacere, di recupero dei valori spontanei del mio bambino, la danza potrebbe essere un nuovo passo verso la libertà. Quindi sto valutando di tornare a quel piacere in cui ho sempre sentito energia, verità, bellezza e grazia. Chi sa stare nel piacere sa stare nel corpo, in un corpo che si esprime nella grazia e nella bellezza.

Alla fine, caro Lowen, leggerti è stato un piacere. Attraverso questo libro mi hai ancora una volta energeticamente accompagnato verso una nuova meta, per ritrovarmi nel corpo: ho deciso di iscrivermi a un corso di danza per sentirmi brioso, vitale, vibrante nel piacere, come insegni tu.

* Alexander Lowen, Il Piacere. Un approccio creativo alla vita, Astrolabio, Roma 1984

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