Blog 2019

Tutti gli interventi di STAY TUNED!

Siamo sul canale Youtube di Collage Counseling con gli interventi dei relatori di STAY TUNED: la mediazione corporea nella civiltà degli iperconnessi, il convegno organizzato a Milano da Collage nell’ambito dell’iniziativa Maratona Lowen del 17-18-19 maggio 2019.

Intervento di Frederic Lowen
Intervento di Maurizio Stupiggia
Intervento di Alessandra Callegari
Intervento di Alessandra Cosso
Intervento di Ivano Gamelli
Intervento di Michele Marangi

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Riflessioni di un counselor sulla Giornata Mondiale della Gentilezza

di Alessandra Callegari

Oggi, 13 novembre, ricorre la Giornata Mondiale della Gentilezza.
L’idea è nata in Giappone nel 1997 ed è dal 13 novembre, giorno in cui a Tokio si riunì per la prima volta il World Kindness Movement, con il suo logo dai cuori colorati, che ogni anno si celebra questa ricorrenza. Da allora una trentina di Paesi hanno aderito all’organizzazione mondiale (www.theworldkindnessmovement.org), e tra questi l’Italia, dove esiste un Movimento Italiano per la Gentilezza promosso una ventina d’anni fa da Giorgio e Marta Alassa.
Il principio ispiratore, si legge nel sito italiano, è che “in ognuno di noi ci sia la disponibilità a comprendere i problemi del nostro prossimo e cercare di risolverli, ricevendone in cambio la soddisfazione intima e preziosa di aver aiutato qualcuno. Poi, più concretamente, nella nostra epoca e nel nostro contesto sociale, l’obiettivo emergente risulta essere una più profonda e concreta diffusione della gentilezza fra i concittadini, del senso civico, del rispetto delle regole, della cosa pubblica, dell’ambiente e delle persone, nel quadro di una più armonica convivenza tra gli uomini”.

La parola deriva dal latino gentilis, con il significato di ‘che appartiene alla gens, la stirpe’, poi divenuto ‘di buona stirpe’. Ha a che fare dunque, in origine, con un nobile lignaggio, ma la parola poi ha assunto piuttosto il significato di ‘nobiltà d’animo’. È gentile chi è educato bene: non però nel senso di conoscere le buone maniere e applicare le regole del galateo, quanto in quello di essere stato cresciuto secondo dei principi di correttezza, bontà, amorevolezza, attenzione per l’altro.

Ma davvero, vien da chiedersi, abbiamo bisogno di una Giornata Mondiale per ricordarci di essere gentili?

Pare di sì, se stiamo ai fatti di cronaca quotidiana, o alla nostra semplice esperienza nella relazione con gli altri. Essere gentili non sembra, purtroppo, una caratteristica universale, pur essendo la più meravigliosamente umana delle qualità. E dunque per questo dobbiamo ricordarcelo e diffonderne la pratica.

Per chi svolge una professione come quella del counselor, è facile vedere come la gentilezza abbia molto a che fare con l’empatia: con quella specifica qualità (competenza, abilità, skill che dir si voglia) che ogni counselor – in realtà, ogni professionista della relazione d’aiuto – dovrebbe mettere in campo e aver sviluppato e affinato grazie alla propria formazione professionale e al proprio percorso di crescita personale.

Gentili perciò si nasce, ma soprattutto si diventa. E la scuola ha una grande responsabilità in questo. La famosa educazione civica dei nostri tempi (chi scrive ha 65 anni…) non avrebbe dovuto essere gettata alle ortiche, perché se le famiglie non provvedono a insegnare certe cose – e infatti molte non lo fanno – almeno la scuola, per arrivare a dichiarare “maturo” qualcuno, dovrebbe garantire che nel percorso di studi avesse imparato le regole di base dello stare in relazione nel mondo: con se stesso, nel rapporto one-to-one, con gli altri in senso lato.

Essere gentili dunque non vuol dire solo far sedere sull’autobus chi è più anziano, o dire grazie al barista che ci porge il caffè, o raccogliere una cosa caduta a chi ci cammina davanti, oppure aiutare una persona anziana che sta portando la spesa…Vuol dire avere attenzione e disponibilità verso il prossimo e verso l’ambiente, in qualsiasi momento e contesto, ovvero nel qui e ora della nostra esistenza quotidiana. Avere rispetto della vita, dei valori, delle differenze, delle opinioni. Rispetto delle regole e dei confini, con la capacità però sempre di anteporre l’essere umano a qualsiasi legge, se fosse ingiusta o discriminante. Significa avere cura, prendersi cura, offrire cura, accettare cura. Anche con poco, anche con piccoli gesti, anche con uno sguardo o con un sorriso.

Essere gentili non significa dire sempre di sì. Anche il no – sacrosanto, a volte! – può essere comunicato in modo gentile. Assertività, coerenza, congruenza, trasparenza, sempre qualità che un buon counselor deve possedere, possono andare di pari passo con un modo di essere che, come ci ricordava Carl Rogers, tiene in conto l’altro, lo vede e lo guarda, lo ode e lo ascolta, lo sente profondamente.

La gentilezza parte da noi, dalla consapevolezza di chi siamo e del nostro valore. Potremmo dire, parafrasando il Vangelo, “sii gentile con il prossimo tuo come sei gentile con te stesso”. Se lo fossimo, forse non avremmo più bisogno di una giornata mondiale per ricordarcelo. Anche perché, di questo passo, avremo bisogno di una giornata mondiale della onestà, o della lealtà, o della sincerità.

I post di Work In Progress

I post scritti (in ordine di pubblicazione: in alto i più recenti) da studenti, tutor, docenti, responsabili di Collage Counseling per dare voce al counseling e fare cultura.

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Uno strumento per lavorare sui nostri angoli ciechi

Di Alessandra Callegari

La finestra di Johari è uno schema messo a punto negli anni Cinquanta da Joe Luft e Harry Ingram, e poi variamente applicato in molti ambiti, in contesti di comunicazione interpersonale, di dinamica di gruppo o tra gruppi, nelle organizzazioni.

Ne parla, tra gli altri, anche Irvin Yalom nel suo libro Il dono della terapia, sottolineando che si tratta di un “venerabile paradigma della personalità usato nell’insegnamento per i leader e per i membri del gruppo, a proposito di autosvelamento e feedback”, che “ha molto da offrire anche nella terapia individuale”.
Ma non solo, aggiungiamo noi: ha molto da offrire anche nel counseling, sia al cliente, sia al counselor.

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Il counseling e il suo valore sociale

Di Alessandra Cecchinato
Allieva del primo anno del Corso triennale di formazione in Counseling Professionale di Collage Counseling

Da piccola vivevo in un mondo con le sbarre, eterodiretto, in cui non esistevano relazioni, in cui il disagio e il malessere che provavo potevano essere solo una malattia, non un’occasione di “uscita”. E di certo nessuno ci entrava in quel mondo, venendomi a parlare di maieutica, e di quante risorse e potenzialità io potessi avere dentro di me per fuggire.

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Work In Progress

Il Blog di Collage che fa cultura.

Nella sezione Work In Progress trovate post scritti da studenti, tutor, docenti, responsabili di Collage: una squadra impegnata a mettere in parola il Counseling.
Esperienze, riflessioni, approfondimenti a partire dal centro condiviso della scuola e della formazione, passando per i propri viaggi interiori e le tappe toccate in gruppo.
Fermatevi qui con noi, perché la cultura si fa e si diffonde insieme, “dal basso”.

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L’assistente alla direzione e il counselor

di Sonia Scaglioni
Allieva del primo anno del Corso triennale di Formazione in Counseling Professionale di Collage Counseling

Ho sempre pensato che fare l’assistente di direzione fosse una missione.
La vedevo come una vocazione, come quella che hanno gli infermieri e le maestre. Mi sono avvicinata a questa professione quasi per caso, perché, dopo essermi diplomata in lingue straniere, sembrava essere un naturale sbocco lavorativo.

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